Essenza indivisibile

Tracce di vita e orme di cuore

Rientro..in grande stile! 25 Marzo 2008

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Oggi è proprio una di quelle giornate da cogliere al volo, da tenersi stretti addosso, da accarezzare lentamente per non perderne il sapore..quello raro e prezioso dell’ottimismo, della voglia di vivere che tante volte invece mi manca o viene travolta dalle mille ansie e preoccupazioni :) Quelle a cui per troppo tempo ho permesso di ingolfarmi l’anima, di togliermi il respiro, di inquinare i rapporti più belli frustrati dalle paranoie che il mio cervello malato tesse all’infinito..Da qualche giorno invece la mia testa sembra avere cambiato marcia, la voglia di godersi un pò la vita sembra prevalere su tutto il resto, e io farò del mio meglio perchè questo stato duri, se possibile per sempre :)
Vi lascio con una mia poesia di qualche anno fa, sono versi che descrivono cosa significa per me la poesia e quale forza ha sempre avuto per me. BUONA PRIMAVERA A TUTTI!!

I.

Cosa brilla nei tuoi occhi poeta?
Il fuoco fatuo di silenzi perduti
come mute processioni
in rotta col destino,
con lacrime e sale
tra le ciglia
ma nel cuore
forse solo il sollievo
di esserci ancora.

II.

Quale sangue nelle vene poeta?
Il colore acidulo
di sogni spezzati
che stride con la viva tinta
del turgore di aneliti
ancora palpitanti,
su una tavolozza variopinta
come un fiore
che forse appassirà.

III.

Quale senso nelle mente poeta?
Visione onirica tra terra e cielo
col gusto troppo acceso
di oscuri abissi salini
e il profumo un po’ dimesso
di pagine ingiallite,
tra suoni melodiosi
di una realtà onnipresente.

IV.

Quale causa nella vita poeta?
Cause perdute tra le pieghe del tempo
che si srotolano all’impazzata,
spargendo ideali ormai senza senso
mentre tra le dita afferri
gli ultimi caldi raggi di sole,
prima del tramonto eterno.

V.

Quale amore nel cuore poeta?
Il canto dei fili della tela del ragno
che brillano argentei
alla luce lunare,
il canto armonioso
delle piccole cose
che gridano silenziose solo al cospetto
di chi, ha il coraggio
di ascoltarle
e di soffrire per sempre.

VI.

Cosa stringi nella mano poeta?
Il fiore del male
perverso e seducente,
un granello di sabbia
recante infinito,
un amore violentato dal germe
del banale,
un fiore profumato
ti lega al tuo passato
che mai non fuggirà.

VII.

Cosa cerchi nella vita poeta?
Qualcosa per cui morire
per poi resuscitare
in un campo rifiorire
rifulgente di luce,
in un trionfo di splendore
tra la morte e lo stupore
di una vergine innocenza
ormai per sempre rifuggita
l’assurda realtà.

 

La danza del tempo 3 Marzo 2008

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Solcata di umana
impotenza
vergherò righe
in un giorno
senza tempo.

Nelle pieghe del tempo
un giglio
straziato emana un
canto afono.

E il tuono varcherà
le soglie del tempo
rincorrendo
minuti inesistenti.

Fermerò
le lancette
di questo orologio
in moto da troppo
tempo.

Questa mia poesia di tanti anni fa, descrive un pò le sensazioni di questi ultimi giorni, in cui il tempo nel suo scorrere ineluttabile e crudele sembra strapparmi una delle persone che di più amo. La sintesi domina la mia voglia di esprimermi.

 

Sei già stata qui.. 14 Gennaio 2008

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Sei già stata qui

Sei già stata qui
si lo so che sei già stata qui,

si vede dai tuoi occhi che non fuggono a evitare

gli sguardi della gente.

Conosci il profumo di questa casa assolata,

i suoi schricchiolii più segreti

tra le assi tarlate,

il cigolìo estenuate

del dondolo sul portico

nelle afose notti d’estate,

fuori a respirare l’odore del fieno

falciato di fresco.

Commentavamo stancamente

stralci di vita quotidiana

pronte a udire il rombo

turbolento di cariche nubi

invocate portatrici di refrigerio.

Conosci l’aroma delle mele

colte nel frutteto sul retro

e quante volte insieme

sul grande letto a fiori

ciarlavamo piano, con la finestra aperta

sui campi che trasudavano la gialla ricchezza

dell’estate.

Fra di noi piccoli grandi segreti,

aprivamo le nostre giovani anime

al suono del grammofono, gracchiante

ritmate melodie d’inizio secolo.

Sì eravamo sempre insieme un tempo,

tra i vapori della cucina,

tra lo scalpiccìo indaffarato delle serve di colore,

fingevamo d’apprendere

ma tutto ciò che facevamo era

sognare d’amore.

Quell’amore tanto sognato

ci divise per sempre.

Tu lo incontrasti in una calda sera d’estate

alla fiera del paese,

ti scorse tra i mirabolanti numeri

dei funamboli del circo

e i contadini intenti ad esporre

il frutto del loro lavoro.

V’incontraste e non vi lasciaste più.

Io sono qui da sempre
e ormai canto la stessa misteriosa melodia

del vento tra il grano,

il canto doloroso della gente del Sud.

Quando impari la dolcezza della malinconia

ormai le tue radici sono così profonde

che non ti puoi più liberare

della terra in cui sono cresciute a fatica.

Ognuno ci coltiva quello che può e ne ha cura.

Il vecchio grammofono ormai

non funziona più,

il blues ora riempie

le vuote stanze.

Ma le cose qui non sono cambiate,

è solo cambiato i tipo di schiavitù.

Siamo tutti succubi del vecchio Sud,

pieno di fatiche e di ricordi.

Entra, non restare sulla soglia,
noi non dimentichiamo mai

i vecchi amici.

Questa poesia l’ho scritta tanti anni fa, quando ancora frequentavo il Liceo a Pescara. E’ una poesia sull’amicizia e l’ho dedicata ad un’amica speciale, che non sento da tempo e che spero stia bene e sia felice, perchè ne ha passate tante e se lo merita.

 

Versi per un interrogativo estremo… 4 Luglio 2007

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Riporto qui di seguito con grande onore i versi che la sempre presente Fatina ha deciso di regalarmi dedicando questa poesia alla mia torta ciliegie e crema alla cannella, che ha gradito così tanto che (oopps forse non dovrei dirlo! :) se l’è quasi fatta fuori da sola!!! (Sto scherzando ma apprezzo chi apprezza le mie creazioni!)

 

O povero mortal che guardi e passi,
passa e guarda ordunque
e rimembra come puoi
ciò che nè guardo né favella potran mai narrare,
ché torto farebber al degno esperir dei sensi
di chi,

o eletto
come me,
sorte volle condurre
dinanzi a quel sogno sognato.

Sì sapido era,
di cremoso amor
e frolla dolcezza,
quel dono di oro e rubino,
che i putti tutti
richiamati e confusi
da squilla sì inusual
eppur egualmente divina,
s’affacciaron pien di maraviglia
dal disco celeste
di codesta camera,

amata più che Quella
illustre e magnificata

 

Ed ora,
fratello sventurato,
che hai mirato a lungo
e ben meditato
su ciò che il fato non volle concederti,
per capriccio
o segreta giustizia,
ordunque lascia che io ti interroghi
e ti chieda, cuor in mano:

 

MA CHE CAMPI A FA’!!!

 

Strane percezioni di me 28 Maggio 2007

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Le mie unghie smaltate di nero
riflettono bagliori non perfetti.

Voci di un coro eterogeneo
dipingono una visione
che non raccolgo,
estranea, distante, fastidiosa.
Da tempo ho smesso di curarmi di loro,
guadagnando una noncuranza guaritrice.
Altri applaudono stralci fuoriusciti per caso,
lievi rossori nascondono imbarazzi
transitori e fervori permanenti.

Mi vedo su un filo equilibrato,
riflessa in uno specchio acquoso e mutevole.
Un sorriso fermo e poco accentuato
mi scorta con solidità.

Francesca

 

La mattonella ovvero l’arte di Francesca passa anche per il ruoto 18 Maggio 2007

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Non potevo quest’oggi non sbattere in “prima pagina” (in uno slancio aihmè che riconosco essere autocelabrativo) il commento a guisa di componimento poetico che la fatina ha voluto dedicare alla mia mattonella! Nessuno aveva mai dedicato una poesia ad un piatto da me preparato, grazie di cuore Miriam sei davvero tanto cara! Sempre attenta e disponibile nel momento del bisogno e non :D

Omaggio

Quant’è bella mattonella,
che si fugge tuttavia
nella epa (non più snella)
di chi gusta in compagnia.

Quella sfoglia sì sublime
che baciar tosto tu aneli
sa oscurar, in ciò che esprime,
Salomé e i suoi sette veli

Custodito in quello scrigno
di semini impreziosito
è raccolto un vero sogno:
ogni senso n’è rapito…

Funghi, tonno, mozzarella,
pomodoro e del buon cotto,
alchimìa sì buona e bella
ma letal se ahimé sei ghiotto:

primo bacio è quella fetta;
che sarà? Miele o veleno?
Ma è piacer, ciò che t’aspetta:
non potrai più farne a meno…

Voglio osare ancor nel dire
che niun, dopo l’assaggio,
di negare avrà l’ardire
che si sente un po’ più saggio.

Grande pena questo piatto
all’artista procurò;
lo accompagna un antefatto
che io qui rivelerò:

al final, Monna Francesca
si ristette e contemplò
l’opra michelangiolesca
che il suo estro originò.

Poscia l’animo suo colse
dionisiaco furor,
il grembial tosto si tolse,
in un impeto di ardor.

Fissò il ruoto sul fornello,
nel suo sguardo cento urli,
scagliò indi il mattarello
e proferì: “Perché non parli?!!”

Questo atto un po’ animale
può apparir insanità,
ma vi sfugge l’essenziale:
genio e sensibilità.

E’bizzarro, ma un artista
puo’ provare frustrazione
alla eccezionale vista
della propria perfezione.

E’a cotanta dedizione
che è d’uopo porre mente:
la sua fulgida passione,
il più nobile ingrediente.

 

Il mio vento fra i capelli 16 Maggio 2007

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Vento fresco scompiglia i capelli
Pennellate di bianco sparse
Tinteggiano soavi questo cielo blu
Che solo a Monza sembra reale

Il verde del Parco mi stupisce
Ogni giorno e mi sferza il sole
La mattina con le sue lame taglienti
E benefiche

Finalmente quel “brano di cielo”
Mi è stato concesso
Riesco a sorridere anche nel dolore
Perchè ci sei tu che mi completi la vita

Francesca

 

Novella noncuranza 8 Maggio 2007

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Ho perso la mia vecchia abitudine
smarrendola chissà in quale piega del tempo

Avanzo a fatica tra i mei doveri
una volta essenziali riconoscimenti del mio io

Anelo a un riposo da centenaria
che purtroppo non mi spetta

Scorrono ansie sulla mia pelle
mi salva solo questa novella noncuranza

Sto vivendo in un limbo dormiveglia
da cui sono emersi bisogni finora sconosciuti

Mi sembra di aver già dato tutto
spero sia solo una nuova transizione

Francesca

 

Il porto sepolto 27 Aprile 2007

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Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde

Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto

 

Mariano, il 29 giugno 1916

Giuseppe Ungaretti

Quanti ricordi legati a questa poesia..il fervore poetico adolescenziale, l’affannosa ricerca di una poetica personale che si tingeva dei maestri superbi della letteratura. Per me la poesia, come allora, è racchiusa nel senso di questo porto sepolto.

 

Al rientro dal castello… 23 Aprile 2007

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O Sirmione, delle penisole e delle isole
pupilla, quante nei limpidi laghi
e nel vasto mare l’uno e l’altro Nettuno regge,
quanto volentieri e gioioso ti rivedo!
Stento a credere d’aver abbandonato la Tinia
e i campi bitini e sereno poterti rivedere.
O che c’è di più dolce se, liberi dagli affanni,
quando l’animo depone il suo peso, e stanchi
per il faticoso viaggio, giungiamo alla nostra casa
e possiamo riposare nel sospirato letto?
Questa è l’unica ricompensa dopo tante fatiche!
Salve, bella Sirmione, e fa’ festa al tuo padrone;
e voi gioite, o lidie onde del lago:
ridete, quanti sorrisi siete in casa!

Catullo

(Traduzione di Lorenzo De Ninis)

fonte poetare.it

Eccola, cacchio la poesia tanto dibattuta di questi giorni..a scriverla non il poeta Vate concittadino “emerito” e stravagante, come suggeriva la mamma al telefono (ah si D’Annunzio ha scritto una poesia “A Sirmione” e io: “no mamma ti confondi con Ermione, quella del La pioggia nel pineto, non senza risatine ironiche per il fraintendimento) e come confermavano, lasciandomi sbigottita, la futura suocera e anche la mia amica laureata in lettere, bensì Catullo che a Sirmione per l’appunto pare abbia avuto una villa che non era niente male… :D

Al ritorno mi sono subito documentata e ho scovato che anche Carducci ha dedicato a questa splendida cittadina baciata dalla bellezza, un’ode barbara (che qui evito di riportare perchè Carducci non lo digerisco proprio..)

Avete presente quella pubblicità in cui c’è la signora che piange dimessa nella vasca da bagno perchè le ricorda la crociera che ha appena fatto? Beh, non dico che mi sento così ma rende bene l’idea….