Rientro..in grande stile!
I.
Cosa brilla nei tuoi occhi poeta?
Il fuoco fatuo di silenzi perduti
come mute processioni
in rotta col destino,
con lacrime e sale
tra le ciglia
ma nel cuore
forse solo il sollievo
di esserci ancora.
II.
Quale sangue nelle vene poeta?
Il colore acidulo
di sogni spezzati
che stride con la viva tinta
del turgore di aneliti
ancora palpitanti,
su una tavolozza variopinta
come un fiore
che forse appassirà.
III.
Quale senso nelle mente poeta?
Visione onirica tra terra e cielo
col gusto troppo acceso
di oscuri abissi salini
e il profumo un po’ dimesso
di pagine ingiallite,
tra suoni melodiosi
di una realtà onnipresente.
IV.
Quale causa nella vita poeta?
Cause perdute tra le pieghe del tempo
che si srotolano all’impazzata,
spargendo ideali ormai senza senso
mentre tra le dita afferri
gli ultimi caldi raggi di sole,
prima del tramonto eterno.
V.
Quale amore nel cuore poeta?
Il canto dei fili della tela del ragno
che brillano argentei
alla luce lunare,
il canto armonioso
delle piccole cose
che gridano silenziose solo al cospetto
di chi, ha il coraggio
di ascoltarle
e di soffrire per sempre.
VI.
Cosa stringi nella mano poeta?
Il fiore del male
perverso e seducente,
un granello di sabbia
recante infinito,
un amore violentato dal germe
del banale,
un fiore profumato
ti lega al tuo passato
che mai non fuggirà.
VII.
Cosa cerchi nella vita poeta?
Qualcosa per cui morire
per poi resuscitare
in un campo rifiorire
rifulgente di luce,
in un trionfo di splendore
tra la morte e lo stupore
di una vergine innocenza
ormai per sempre rifuggita
l’assurda realtà.
La danza del tempo
Solcata di umana
impotenza
vergherò righe
in un giorno
senza tempo.
Nelle pieghe del tempo
un giglio
straziato emana un
canto afono.
E il tuono varcherà
le soglie del tempo
rincorrendo
minuti inesistenti.
Fermerò
le lancette
di questo orologio
in moto da troppo
tempo.
Questa mia poesia di tanti anni fa, descrive un pò le sensazioni di questi ultimi giorni, in cui il tempo nel suo scorrere ineluttabile e crudele sembra strapparmi una delle persone che di più amo. La sintesi domina la mia voglia di esprimermi.
Sei già stata qui..
Sei già stata qui
Sei già stata qui
si lo so che sei già stata qui,
si vede dai tuoi occhi che non fuggono a evitare
gli sguardi della gente.
Conosci il profumo di questa casa assolata,
i suoi schricchiolii più segreti
tra le assi tarlate,
il cigolìo estenuate
del dondolo sul portico
nelle afose notti d’estate,
fuori a respirare l’odore del fieno
falciato di fresco.
Commentavamo stancamente
stralci di vita quotidiana
pronte a udire il rombo
turbolento di cariche nubi
invocate portatrici di refrigerio.
Conosci l’aroma delle mele
colte nel frutteto sul retro
e quante volte insieme
sul grande letto a fiori
ciarlavamo piano, con la finestra aperta
sui campi che trasudavano la gialla ricchezza
dell’estate.
Fra di noi piccoli grandi segreti,
aprivamo le nostre giovani anime
al suono del grammofono, gracchiante
ritmate melodie d’inizio secolo.
Sì eravamo sempre insieme un tempo,
tra i vapori della cucina,
tra lo scalpiccìo indaffarato delle serve di colore,
fingevamo d’apprendere
ma tutto ciò che facevamo era
sognare d’amore.
Quell’amore tanto sognato
ci divise per sempre.
Tu lo incontrasti in una calda sera d’estate
alla fiera del paese,
ti scorse tra i mirabolanti numeri
dei funamboli del circo
e i contadini intenti ad esporre
il frutto del loro lavoro.
V’incontraste e non vi lasciaste più.
Io sono qui da sempre
e ormai canto la stessa misteriosa melodia
del vento tra il grano,
il canto doloroso della gente del Sud.
Quando impari la dolcezza della malinconia
ormai le tue radici sono così profonde
che non ti puoi più liberare
della terra in cui sono cresciute a fatica.
Ognuno ci coltiva quello che può e ne ha cura.
Il vecchio grammofono ormai
non funziona più,
il blues ora riempie
le vuote stanze.
Ma le cose qui non sono cambiate,
è solo cambiato i tipo di schiavitù.
Siamo tutti succubi del vecchio Sud,
pieno di fatiche e di ricordi.
Entra, non restare sulla soglia,
noi non dimentichiamo mai
i vecchi amici.
Questa poesia l’ho scritta tanti anni fa, quando ancora frequentavo il Liceo a Pescara. E’ una poesia sull’amicizia e l’ho dedicata ad un’amica speciale, che non sento da tempo e che spero stia bene e sia felice, perchè ne ha passate tante e se lo merita.
Versi per un interrogativo estremo…
Riporto qui di seguito con grande onore i versi che la sempre presente Fatina ha deciso di regalarmi dedicando questa poesia alla mia torta ciliegie e crema alla cannella, che ha gradito così tanto che (oopps forse non dovrei dirlo!
se l’è quasi fatta fuori da sola!!! (Sto scherzando ma apprezzo chi apprezza le mie creazioni!)
O povero mortal che guardi e passi,
passa e guarda ordunque
e rimembra come puoi
ciò che nè guardo né favella potran mai narrare,
ché torto farebber al degno esperir dei sensi
di chi,
o eletto
come me,
sorte volle condurre
dinanzi a quel sogno sognato.
Sì sapido era,
di cremoso amor
e frolla dolcezza,
quel dono di oro e rubino,
che i putti tutti
richiamati e confusi
da squilla sì inusual
eppur egualmente divina,
s’affacciaron pien di maraviglia
dal disco celeste
di codesta camera,
amata più che Quella
illustre e magnificata
Ed ora,
fratello sventurato,
che hai mirato a lungo
e ben meditato
su ciò che il fato non volle concederti,
per capriccio
o segreta giustizia,
ordunque lascia che io ti interroghi
e ti chieda, cuor in mano:
MA CHE CAMPI A FA’!!!
Strane percezioni di me
Le mie unghie smaltate di nero
riflettono bagliori non perfetti.
Voci di un coro eterogeneo
dipingono una visione
che non raccolgo,
estranea, distante, fastidiosa.
Da tempo ho smesso di curarmi di loro,
guadagnando una noncuranza guaritrice.
Altri applaudono stralci fuoriusciti per caso,
lievi rossori nascondono imbarazzi
transitori e fervori permanenti.
Mi vedo su un filo equilibrato,
riflessa in uno specchio acquoso e mutevole.
Un sorriso fermo e poco accentuato
mi scorta con solidità.
Francesca
La mattonella ovvero l’arte di Francesca passa anche per il ruoto
Non potevo quest’oggi non sbattere in “prima pagina” (in uno slancio aihmè che riconosco essere autocelabrativo) il commento a guisa di componimento poetico che la fatina ha voluto dedicare alla mia mattonella! Nessuno aveva mai dedicato una poesia ad un piatto da me preparato, grazie di cuore Miriam sei davvero tanto cara! Sempre attenta e disponibile nel momento del bisogno e non
Omaggio
Quant’è bella mattonella,
che si fugge tuttavia
nella epa (non più snella)
di chi gusta in compagnia.
Quella sfoglia sì sublime
che baciar tosto tu aneli
sa oscurar, in ciò che esprime,
Salomé e i suoi sette veli
Custodito in quello scrigno
di semini impreziosito
è raccolto un vero sogno:
ogni senso n’è rapito…
Funghi, tonno, mozzarella,
pomodoro e del buon cotto,
alchimìa sì buona e bella
ma letal se ahimé sei ghiotto:
primo bacio è quella fetta;
che sarà? Miele o veleno?
Ma è piacer, ciò che t’aspetta:
non potrai più farne a meno…
Voglio osare ancor nel dire
che niun, dopo l’assaggio,
di negare avrà l’ardire
che si sente un po’ più saggio.
Grande pena questo piatto
all’artista procurò;
lo accompagna un antefatto
che io qui rivelerò:
al final, Monna Francesca
si ristette e contemplò
l’opra michelangiolesca
che il suo estro originò.
Poscia l’animo suo colse
dionisiaco furor,
il grembial tosto si tolse,
in un impeto di ardor.
Fissò il ruoto sul fornello,
nel suo sguardo cento urli,
scagliò indi il mattarello
e proferì: “Perché non parli?!!”
Questo atto un po’ animale
può apparir insanità,
ma vi sfugge l’essenziale:
genio e sensibilità.
E’bizzarro, ma un artista
puo’ provare frustrazione
alla eccezionale vista
della propria perfezione.
E’a cotanta dedizione
che è d’uopo porre mente:
la sua fulgida passione,
il più nobile ingrediente.
Il mio vento fra i capelli
Vento fresco scompiglia i capelli
Pennellate di bianco sparse
Tinteggiano soavi questo cielo blu
Che solo a Monza sembra reale
Il verde del Parco mi stupisce
Ogni giorno e mi sferza il sole
La mattina con le sue lame taglienti
E benefiche
Finalmente quel “brano di cielo”
Mi è stato concesso
Riesco a sorridere anche nel dolore
Perchè ci sei tu che mi completi la vita
Francesca
Novella noncuranza
Ho perso la mia vecchia abitudine
smarrendola chissà in quale piega del tempo
Avanzo a fatica tra i mei doveri
una volta essenziali riconoscimenti del mio io
Anelo a un riposo da centenaria
che purtroppo non mi spetta
Scorrono ansie sulla mia pelle
mi salva solo questa novella noncuranza
Sto vivendo in un limbo dormiveglia
da cui sono emersi bisogni finora sconosciuti
Mi sembra di aver già dato tutto
spero sia solo una nuova transizione
Francesca
Il porto sepolto
Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto
Mariano, il 29 giugno 1916
Giuseppe Ungaretti
Quanti ricordi legati a questa poesia..il fervore poetico adolescenziale, l’affannosa ricerca di una poetica personale che si tingeva dei maestri superbi della letteratura. Per me la poesia, come allora, è racchiusa nel senso di questo porto sepolto.
Primavera 2007
Questa luce mi fa male al cuore
Per me che sono ingabbiata
In questo triangolo
Che mi da da mangiare,
Una volta unica fonte di
Soddisfazioni e di vita
Questa luce pregna di promesse
È come il richiamo
Delle sirene per Ulisse
Mi costringe a risvegliare i miei sensi
Mentre la mia pelle cerca di assorbire
Il profumo della primavera
Con ogni suo atomo
Ingrigito dalla tristezza dell’inverno
E la voglia di abbandonarsi è troppa
E la voglia di prenderlo per mano e fuggire via
È tutto quello che vorrei
In questo momento
Sono cambiata per l’ennesima volta
e questo mi lascia perplessa,
Ma mi dimostra anche che sono finalmente felice.
Francesca
Essenza indivisibile
Torno alle lande
assolate di umidità,
torno alle gocce di sudore
gratuite,
torno alla mia terra
avara
cui ho scoperto
una dolorosa appartenenza.
Sono preistorica roccia
del Gran Sasso,
non friabile argilla del Montefeltro,
sono figlia del commercio scomposto,
non eredito l’ordine della natura custodito con gelosia.
Sono prole del D’Annunzio
cosmopolita e dei cafoni scesi a valle
a cercare fortuna lontano
dal canto delle aquile
e dei lupi.
Ho acquistato
solo in parte
i costumi del mondo,
ma ho assorbito
il grido di libertà
in essi celati.
Francesca
25 Marzo 2008
3 Marzo 2008
14 Gennaio 2008



